Arco consumatori: un abruzzese su due non beve dal rubinetto

Pescara, 20 febbraio 2019. Cinque anni fa una indagine telefonica di ARCO Consumatori Abruzzo per conoscere quanti  bevevano l’acqua del rubinetto ha certificato che in media su circa 2000 famiglie campionate, circa il 40% non si fidavano e preferivano l’acqua del supermercato  In cinque anni le cose non sono sostanzialmente migliorate anche se ovviamente la propensione al consumo risulta a macchia di leopardo a seconda delle zone. Meno grave la situazione nelle aree di montagna, quasi disastrosa nella marsica
Questi risultati in una regione ricca di acque di grande qualità devono vedere l’impegno di tutti a seguire una strategia complessa e articolata d’interventi che ARCO CONSUMATORI ha individuato i seguenti come prioritari :
Garantire da parte delle aziende acquedottistiche un uso del la clorazione che garantisca la qualità prevista dai parametri di legge  nell’acqua del rubinetto
Provvedere alle manutenzioni e rifacimenti delle reti cittadine da parte dei comuni
Garantire da parte degli amministratori la pulizia annuale dei serbatoi, autoclavi e reti interne dei condomini
Predisporre una campagna d’informazione costante nelle scuole sulla qualità delle nostre acque
Installare le fontane negli autogrill
Mettere le caraffe d’acqua del rubinetto sui tavoli dei ristoranti e sui tavoli dei convegni
Recuperare le acque chiare per uso l’acqua nelle abitazioni con le reti duali
 
Da parte di ARCO CONSUMATORI ABRUZZO prosegue la campagna “ACQUA CHIARA” che la vede impegnata nella diffusione nelle scuole del manifestino allegato e nella verifica batteriologica dell’acqua delle reti interne dei condomini in collaborazione con ANACI e l’Istituto Zooprofilattico di Teramo.
 
Per quanto riguarda il consumo di acqua e la necessitò di limitarne l’uso di quella potabile alle sole necessità alimentari, ARCO chiede una verifica della legge che obbliga da piu di tre anni i costruttori delle nuove abitazioni a certificare la predisposizione di reti di recupero delle acque chiare a fini sanitari .
 
Fermo restando che l’acqua e le reti di adduzione devono  rimanere di proprietà pubblica e che ogni forma di gestione deve essere regolamentata e controllata dall’ente pubblico  occorre uscire da comportamenti ideologici che impediscano l’intervento anche dei privati nelle gare di appalto esclusivamente per le attività di gestione delle reti. Poco importa ai consumatori se a gestire il servizio sia un’azienda pubblica o privata.
Basta che questo sia efficiente, trasparente e al miglior prezzo sul mercato, soggetta sempre a pubblici controlli