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GÉNOT – SARTORIS: TOTENTANZ, EVOCAZIONI LISZTIANE.

GÉNOT - SARTORIS: TOTENTANZ  LISZT

Lecce, 14 luglio 2020. Esce oggi, martedì 14 luglio, “Totentanz – Evocazioni Lisztiane“, progetto discografico dei pianisti e compositori Massimiliano Génot ed Emanuele Sartoris. Nel disco, il duo rilegge in chiave contemporanea  il “Totentanz”, leggendario brano del compositore ungherese Franz Liszt (1811 – 1886) originariamente pensato per piano e orchestra. La rilettura parte da una versione a due pianoforti ulteriormente condensata su un solo strumento, a due e a quattro mani. L’originale è, dunque, ricomposto in una  galleria di dodici nuovi quadri (“The death is dancing”, “Dies Irae”, “Sacrum Officium interruptum”, “Toten-Rag”, “Hispanic Barbarian Fantasy”, “Ostinato”, “Follie dal Nuovo Mondo”, “Danse Macabre”, “Original”, “Scontro Finale” e “Il Trionfo della Morte”) preceduti da un “Prologo in Cielo” ispirato al Faust di Goethe.

Il carattere polistilistico del progetto di Génot e Sartoris è evidente: il linguaggio  lisztiano subisce un disinvolto processo di metamorfosi nelle direzioni più disparate. Attraverso lo strumento dell’ironia e delle citazioni, il romanticismo  aveva lanciato l’idea di una musica intellettuale, decostruita e riplasmata in alchimie inedite. Il duo non fa altro che cogliere questa intuizione e renderne  esplicita l’assoluta contemporaneità, ponendo il confronto tra passato e presente in vari modi: l’alternanza dei soli tra i due pianisti, provenienti dal “classico” e dal “jazz”, l’improvvisazione a quattro mani sul fondo di Liszt, l’originale puro (“Original”) e svariati gradi di arrangiamento polistilistici e  “distorsivi”, che potrebbero far pensare agli studi sui grandi classici della pittura realizzati da Francis Bacon (ad esempio “Study after Velazquez”).  L’arcaica sequenza medievale del Dies Irae, del XIII secolo, è la pietra angolare da cui tutto ha inizio, mentre la seconda parte dell’opera lascia il campo al tema barocco della “Follia”. La genialità del Totentanz era stata colta nel passa to da Arturo Benedetti Michelangeli, che lo fece conoscere ed amare al grande pubblico. Il booklet del disco è impreziosito dai testi del trombettista Paolo Fresu e Rossana Dalmonte della Fondazione Istituto Liszt.