Le unioni incivili

Teramo, 26 marzo 2019. “Il matrimonio è soltanto tra uomo e donna perché risponde all’ordine naturale, e non esiste alcun diritto al matrimonio omosessuale”: così Simona Lupi, del Popolo della Famiglia, alla notizia della celebrazione della prima unione civile a Teramo, da tanti impropriamente definita “matrimonio“.

“I giornali hanno parlato di sposalizio, di nozze, di auguri agli sposi. Poco ci mancava,
che dicessero “Auguri e figli maschi” chiosa Lupi, dirigente locale del movimento.
La legge Cirinnà ha trasformato il comportamento omosessuale da scelta privata 
a dimensione meritevole di tutela pubblica nella dinamica di coppia.
Riguardo ai progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni civili omosessuali, 
la Chiesa dice che non esiste alcun fondamento per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, 
tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.
Mi sorprende dunque, che il cattolicissimo Sindaco D’Alberto, d’estate vada in fascia tricolore 
alla processione in Cattedrale della Madonna delle Grazie, portando il cero alla Vergine 
e consegnandole le chiavi della città, e la primavera dopo si glorii di aver celebrato 
la prima unione civile della storia di Teramo, a due passi dal Duomo. Avrebbe potuto 
obiettare, come ha fatto il precedente Sindaco Brucchi, ma ha preferito la ribalta mediatica
”  

Noi non baratteremo mai e poi mai la famiglia naturale con pretesi diritti, aggiunge Mario Adinolfi,
tenendo anche conto che nell’ordinamento giuridico italiano sono presenti leggi, 
sentenze della Corte Costituzionale e sentenze di tribunali che garantiscono 
alle coppie omosessuali il 90% e più delle istanze presenti nel DDL Cirinnà, 
che non aveva motivo di esistere: riteniamo infatti incostituzionale una normativa 
che assegna la pensione di reversibilità, la successione testamentaria, 
l’utilizzo del cognome del partner solo a 7.500 coppie omosessuali attualmente conviventi 
con 529 minori, e non alle novecentomila coppie di fatto eterosessuali con settecentomila bambini, che sono totalmente escluse da questi pletorici “nuovi diritti”: se muore un gay infatti, 
il compagno prende la sua pensione, ma se muore un uomo, che con una donna ha fatto tre figli 
e ci vive insieme da trent’anni, la donna non può accampare alcun diritto. 

E con uno sfregio che se fossi un omosessuale considererei davvero offensivo, 
gli uniti civilmente non devono neanche assicurarsi reciproca fedeltà.